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Il sostanziale contenuto fra gli altri di composti fenolici biodisponibili -la cui elevata attività antiossidante è in grado di inibire l’ossidazione delle Ldl (Lipoproteine a bassa densità definite Colesterolo cattivo) e l’aggregazione piastrinica (entrambi fattori determinanti nell’insorgenza della cardiopatia ischemica)- fanno del Fitness Caffè® una salutare abitudine all'interno di una dieta mediterranea bilanciata e di una moderata attività fisica. Un recente studio scientifico svedese inoltre ha dimostrato che nel nostro Fitness Caffè c'è un 20% in più di antiossidanti rispetto al già tè verde che già ne contiene come si sa quantità elevate. |
Italia: leader mondiale dell'ESPRESSOIl caffè è secondo solo al petrolio come volume mondiale di scambi. Il caffè italiano è sempre più apprezzato nel mondo. Solo in Italia beviamo 70 milioni di tazzine al giorno. Con un trend sempre più positivo lItalia è giunta al secondo posto fra i Paesi esportatori di caffè torrefatto. LEspresso ha reso il caffè "all'italiana" famoso in tutto il mondo: questo inimitabile metodo di estrazione, un esperto barista e la sapiente miscela di erbe e caffè di qualità con cui è fatto il Fitness Caffè® permettono di ottenere una bevanda più benefica ed aromatica del normale Espresso all'italiana. Tuttavia anche con altri metodi come la moka, la french press, il filtro oro o carta, la turca, ecc sarà sempre una deliziosa e più salutare nuova abitudine.Breve storiaCaffè è un nome arabo che deriva da Kaffa, una regione dellEtiopia in cui fu scoperta la varietà di Coffea spontanea originale. La prima coltura di caffè di cui si ha notizia fu impiantata nello Yemen intorno al 1200. In seguito luso della bevanda si diffuse velocemente dalloriente ai paesi occidentali, anche se gli arabi per lungo tempo mantennero il monopolio della coltivazione, permettendo lesportazione del solo caffè tostato. Il pellegrino indiano Baba Budan ai primi del 1600 fu il primo che riuscì a sottrarre alcuni preziosi semi: li portò a Chickmagalur nellIndia meridionale, dove li piantò proprio sulle colline conosciute ancora oggi col nome di Bababudangiri Hills. Pochi anni dopo nel 1615 anche il mercante olandese Pieter van der Broecke trafugò alcune piante dal porto yemenita di Moka per trasportarle al giardino botanico di Amsterdam. I veneziani iniziarono il commercio dai primi anni del 1600, avendo constatato il largo uso di caffè che si faceva in Oriente. La prima Bottega del Caffè dEuropa venne aperta a Venezia nel 1645 alle Procure Vecchie. Nel 1655 gli olandesi piantarono il caffè nelle loro colonie a Ceylon e nellarcipelago indonesiano. Nel 1715 inizio la coltivazione nelle Antille francesi.Il caffèLa "nera bevanda"
più amata al mondo si ottiene da una pianta appartente alla famiglia
delle Rubiacee e al genere Coffea che comprende numerose specie.
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Notizie su FITNESS, SALUTE, ERBE e CAFFE'Un'autorevole studio rivaluta gli effetti benefici del caffè sulla salute A volte una informazione poco precisa ed esaustiva ha espresso dubbi nei confronti dell'amata tazzina di caffè. L'autorevole pubblicazione "Caffe e Salute" (prodotta da Inran, Cosic e Istituto Mario Negri) esprime che il caffè di qualità può aiutarci a stare in forma e prevenire molte patologie: protegge dalla cirrosi alcolica o virale e dal cancro rettale; svolge importanti funzioni nel processo digestivo tra cui la stimolazione dei succhi gastrici; aiuta lo svuotamento della bile; ha influenza sugli ormoni gastroenterici proteggendo la cellula epatica e la funzionalità del colon; è un buon antiossidante; previene l'aumento del colesterolo LDL svolgendo una funzione antiaggregante e diminuendo il rischio di patologie cardiovascolari. E' importante non superare l'assunzione giornaliera di 3 tazzine al giorno per avere i miglior effetti benefici Il caffè protegge dai danni dell'alcol Sulle pagine degli Archives of Internal Medicine, sono stati pubblicati i risultati di una nuova ricerca che mette in relazione gli effetti "benefici" del caffè sulle persone che abitualmente bevono alcolici. Durante uno studio, coordinato da Arthur Klatsky del kaiser permanente Medical Care Program (Hawaii), sono stati seguiti per 20 anni circa 126.000 volontari, i dati raccolti hanno confermando quanto già evidenziato da altre ricerche di durata inferiore e da molteplici studi che avevano effettuato una revisione di numerosi dati sull'argomento. I ricercatori hanno riscontrato che i volontari che consumavano una tazzina di caffè al giorno, presentavano una riduzione del rischio di cirrosi intorno al 22%, nei casi in cui le tazzine consumate in un giorno erano due - tre, si registrava un'ulteriore riduzione delle possibilità di cirrosi (-40%), nei casi in cui le tazzine consumate erano invece quattro il rischio si riduceva addirittura dell'80 per cento. Durante lo studio condotto da Arthur Klatsky, è stato esaminato anche l'effetto del tè, un'altra bevanda ricca di caffeina. In base ai dati raccolti, i ricercatori ritengono che non sia la caffeina a proteggere il fegato dagli effetti dell'alcol, questo perché il tè non ha mostrato la stessa capacità protettiva. In precedenza si pensava che la chiave di tutto risiedesse nella caffeina, dopo alcune ricerche italiane però si è iniziati a dubitare e questi nuovi dati sembrano sfatare definitivamente le doti date un tempo alla caffeina. Per il momento, non si sa ancora esattamente quale sia la sostanza che svolga quest'azione protettiva anche se si suppone che i responsabili siano i diterpeni, particolari anti-ossidanti. Di sicuro la bevanda nera sarà al centro di ulteriori studi per cercare di comprenderne il segreto. La caffeina protegge il fegato Novembre 2007: stralcio di un articolo su "La stampa" Dalla comunità scientifica arrivano brutte notizie per gli appassionati dei drink energetici. Una recente ricerca, infatti, mette in guardia chi ha problemi di pressione alta o di cuore: l''imperativo è di evitare questo tipo di bevande, spesso ad alto contenuto di caffeina, perché potrebbero far insorgere di malattie e complicazioni e persino invalidare l''effetto di alcune medicine. Stralci dell'incontro promosso il 21-01-2006 a Milano dalla Fondazione per lo studio degli alimenti e della nutrizione (FOSAN)Si devono ormai ritenere fugati tutti i dubbi sui possibili effetti indesiderati del caffè. Il caffè, assunto nelle abituali dosi di consumo (fino a 5 tazzine di espresso al giorno), è un alimento sicuro e ricco di proprietà antiossidanti, ottimo coadiuvante nellalimentazione umana con un ruolo importante per il metabolismo, oltre che una bevanda con una blanda azione stimolante che aiuta nella vigilanza e nel superamento dei momenti di stanchezza della giornata. si può tranquillamente affermare che il caffè, consumato alle abituali dosi di 3-5 tazzine al giorno, non presenti assolutamente pericoli per la salute, mentre può esercitare azione protettiva nei confronti delle patologie del fegato e, attraverso la piccola dissipazione dellenergia, può aiutare a contrastare laumento del peso corporeo. Le erbe contenute nel FITNESS CAFFE'® coadiuvano in modo sinergico questa azione di contrasto verso l'aumento del peso corporeo.Alcune
note dietetiche: la
convinzione che il cosiddetto metabolismo lento sia una condanna senza
appello è molto diffusa, ma si tratta di un falso problema. In
realtà, per accelerare il metabolismo e trasformare lorganismo
in una perfetta macchina bruciagrassi bastano piccoli cambiamenti. Il
segreto sta nellincorporarli nella vita quotidiana trasformandoli
in abitudini da non abbandonare. Non è solo una questione di
calorie. Spesso, al contrario, le riduzioni troppo drastiche e improvvise
non fanno altro che mettere il metabolismo in modalità stand
by, spingendolo a non utilizzare le riserve di energia introdotta che
inevitabilmente si trasformano in grasso. Più che il conteggio
delle calorie, quindi, limportante è spingere lorganismo
ad utilizzarle in modo efficiente. È questo il compito principale
del metabolismo: fare in modo che lorganismo utilizzi le calorie
ingerite con il cibo trasformandole in energia utile per vivere ed evitando
laccumulo di peso non necessario. Dall'UNICEF un articolo sul latte artificiale Simon Barrington-Ward sul sito dell'Unicef ha pubblicato un articolo in inglese ( http://www.unicef.org/pon97/nutr1.htm ) intitolato: "Mettere il bene dei bambini prima degli affari". In sintesi l'OMS (Organizzazione mondiale della sanità) e l'UNICEF consigliano che i neonati siano alimentati esclusivamente con latte materno per i primi sei mesi di vita. La riduzione nell'uso dell'allattamento artificiale e un miglioramento delle pratiche di allattamento al seno potrebbero salvare 1 milione e mezzo di bambini ogni anno. In molti paesi il latte artificiale viene promosso scorrettamente come "superiore" al latte della madre, e le campagne pubblicitarie hanno un forte effetto di convincimento soprattutto in Paesi con scarsa cultura media. Le percentuali di allattamento al seno sono infatti alte in Paesi dove la pressione pubblicitaria è bassa. Le persone che vivono nei Paesi poveri vengono facilmente convinte dalla pubblicità che l'allattamento artificiale sia la cosa più moderna da fare. Dice padre Simon: "avendo vissuto in Nigeria e viaggiato in gran parte dell'Africa e dell'Asia, posso riferire che i fabbricanti di latte artificiale usano sistematicamente immagini di medici bianchi circondati da neonati neri o asiatici per promuovere i propri prodotti come la maniera moderna, sana e da primo mondo di allevare e crescere bene un bimbo. E' un messaggio molto potente e persuasivo, veicolato da immagini di modernizzazione". Inoltre il pericolo viene anche dal fatto che le istruzioni d'uso e le etichette dei latti artificiali non sono a volte chiare per certi gruppi di popolazioni. Inoltre: "i campioni gratuiti, specialmente quelli dispensati dagli operatori sanitari, sono una forma di promozione particolarmente insidiosa. Una mamma può passare facilmente dall'allattamento al seno a quello artificiale, ma il contrario è quasi impossibile. Infatti il neonato, dopo essere stato nutrito con campioni gratuiti di latte artificiale anche soltanto per qualche giorno, si abitua alla tettarella e tende a rifiutare il seno. Ma soprattutto mentre il neonato beve latte artificiale, la produzione di latte cala ed a volte scompare per il mancato uso". L'articolo segnala inoltre che esiste un codice di comportamento per la vendita di sostituti del latte materno, denominato International Code of Marketing of Breast-milk Substitutes, redatto dall'UNICEF e dall'OMS, adottato dall'Assemblea Mondiale della Sanità e sottoscritto da tutte le multinazionali produttrici di latte artificiale. Questo Codice prevede esplicitamente di proteggere l'allattamento al seno come "un modo senza rivali di fornire il nutrimento ideale per la crescita e lo sviluppo salutare dei bambini". Il Codice è soltanto una raccomandazione, sia pure autorevole, ma spetta agli stati membri convertirlo in legge e farlo rispettare. Fra gli scopi di questo Codice c'è quello di garantire che i sostituti del latte materno non vengano commercializzati o distribuiti in maniera da interferire con la protezione, la promozione e l'assistenza all'allattamento al seno. Insomma, non vi è dubbio che il latte artificiale sia peggiore di quello naturale e che venga effettivamente propagandato scorrettamente in tanti Paesi indicando più o meno subdolamente che è migliore del latte materno. Un rapporto citato nel testo UNICEF dimostra che ben 32 società multinazionali hanno violato sistematicamente il Codice che avevano sottoscritto. Alcuni nomi? Gerber, Johnson, Milupa, Nestlé, Heinz, Nutricia, Wyeth, Abbott. Per concludere il problema è drammatico ed immenso: le soluzioni per tentare di risolverlo sono non solo una informazione ed una consapevolezza più diffuse, ma soprattutto una maggiore attenzione degli Stati nell'emanare leggi severe e controllarne il rispetto. Televisione, male del secolo? Il dottor Aric Sigman, socio della Società Britannica di Psicologia e membro dell'Istituto di Biologia, ha studiato a lungo l'iterazione tra il corpo umano e la psiche, conducendo ricerche sugli effetti dell'ipnosi sul cervello e sugli automatismi comportamentali, gli effetti nascosti delle diete moderate ma protratte nel tempo ed ha scritto anche varie pubblicazioni sull'argomento. Sul periodico scientifico Biologist, Sigman - riassumendo decine di studi diversi - spiega i rischi che corrono le persone a causa dell'eccesso di ore passate davanti al televisore e ammonisce severamente a ridurne il numero. Tutto sarebbe legato ad una minore produzione di melatonina, che è definito "l'ormone del sonno". La sua carenza determinerebbe alterazione dei ritmi biologici; nei giovani indurrebbe deficienza immunitaria e accelererebbe l'inizio della pubertà, negli anziani incrementerebbe la possibilità di sviluppare l'Alzheimer, favorirebbe l'insorgere del diabete e indurrebbe all'insonnia. Le ricerche non chiariscono se effetti simili siano riscontrabili anche in relazione all'eccesso di ore passate davanti al PC, ma c'è da scommettere di sì, per cui nel dubbio sarebbe opportuno valutare nella loro interezza le ore spese per lavoro o svago davanti ai monitor di qualsiasi specie. |